Detto così in analisi grammaticale, l’etimo appartiene ad una delle tante locuzioni di senso compiuto, cioè tradotta si legge: scarica l’asino. Tanto per chiarezza. Che poi questo temine sia stato affibbiato ad un corso d’acqua, più esattamente all’unico affluente di destra di Aspio, fiume, l’argomento incuriosisce. La domanda è, perché ad un torrente è stato affibbiato tale epiteto? In un primo momento si è pensato che il tale nello scegliere il nome, fosse un bontempone in vena di spiritosaggini, poi invece, ripensandoci meglio, forse l’ appellativo fosse stato dettato da una vicenda non del tutto spassosa, per l’asino naturalmente. Cioè a dire, s’immagini che un asino, indotto al trasporto di un carico assai impegnativo e che, veleggiando nei pressi, perso l’equilibrio, sia stato accolto a braccia aperte dal letto del torrente, anonimo fino a quell’istante. Il padrone dell’asino, alle viste della catastrofe, sia restato senza fiato, ma che l’intellettuale di turno, passando lì per caso, gli abbia gridato: scarica l’asino, che stai lì a fissare, datti da fare, citrullo! Il tutto per salvare la povera bestia. Ovviamente. Un’altra possibile ipotesi invece è da attribuirsi al fatto che, alla confluenza del fiume Aspio con il torrente, fin lì sempre anonimo, fosse stato costruito uno scalo fluviale ad uso carico e scarico di merci. Confluendo dalle località circostanti derrate alimentari e quanto altro, oggetto di commerci, gli asini, mezzi di trasporto, s’ incontravano da quelle parti. Da lì forse è nata la locuzione scarica l’asino, comando al primo che toccasse della fila. Il torrente, comunque sia, è stato battezzato con quelle’epiteto. Sono due possibili spiegazioni. Ce ne saranno altre più plausibili?
