Un primo campanello d’allarme di possibili future esondazioni a valle, dalle due colline sul torrente “Aspio”.è già accaduto anni fa.
È di una chiarezza inquietante la relazione tecnica, delegata dalle pubbliche autorità locali di allora. Basti prenderne atto. Per chi ne volesse fare uso se ne trova copia integrale in internet, [ protocollo. n. 472/2008, a cura del prof. Ing. Franco Siccardi e della Prof.ssa Angela Celeste Tarassaco].
Oggi non si venga a dire che l’alluvione, perché di esso si tratta, non poteva essere agevolmente controllato, dati i tempi calamitosi in cui ci viviamo anche a causa di inarrestabili cambiamenti climatici sempre tendenti al peggio.
L’alluvione allora annunciata, nel correre del tempo, è ricomparsa in agguato all’ improvviso. I danni? Incalcolabili. Raddoppiati? Triplicati. Non è inquietante il fatto che la bella Italia, una delle mete più sognate da turisti di tutto il mondo, vada in rovina lungo i corsi dei fiumi e davanti alle coste? Tutti quei denari, tanti, spesi a profusione, non potevano essere investiti in manutenzione, impiegando gente che oggi più di sempre cerca lavoro con il lanternino? Sarebbe invece stato un investimento nel e per il territorio, non un ripiego sociale. Una ricchezza in più tanto per chiarezza.
Le pubbliche amministrazioni di allora, di qualsiasi ordine e grado, senza distinzione di schieramenti politici, dopo aver udito suonare quel campanello di allarme, non hanno dedotto nulla di che. Omissione? No: errore di valutazione del pericolo incombente o pura scelta economica? Ambedue.
Noi proveremo a crederci nel futuro. Non c’è altra scelta, perché “ Errare umanum est”,”. La citazione calca a pennello sulle spalle dei pubblici amministratori che si alternarono nel tempo. Staremo perciò in campana per evitare quel “ perseverare autem diabolicum”, sempre possibile nella maggior parte delle evenienze..
Le calamità sono tutte naturali, questa tuttavia poteva essere evitata. Gli alluvionati stanno pagando i danni economici, morali e sociali. Ognuno di essi scelga l’aggettivo che più è stato gravoso. La mia di scelta? È solo un’opinione, semplice,: li ho equiparati.
Franco Tarducci
